giovedì 17 dicembre 2015

SEGUIRE GESU’


LUCA 7: 11 E il giorno dopo egli si recò in una città, chiamata Nain; e con lui andavano molti dei suoi discepoli e una grande folla. 12 E quando fu vicino alla porta della città, ecco che si portava a seppellire un morto, figlio unico di sua madre, che era vedova; e una grande folla della città era con lei. 13 Appena la vide, il Signore ne ebbe compassione e le disse: «Non piangere!». 14 Accostatosi, toccò la bara, e i portatori si fermarono; allora egli disse: «Giovinetto, io ti dico, alzati!». 15 E il morto si mise a sedere e cominciò a parlare. E Gesù lo consegnò a sua madre.

In questo testo possiamo notare almeno tre categorie di persone: "(1) molti dei suoi discepoli e
(2)una grande folla" che seguivano Gesù. Poi c'è una (3)"grande folla della città" che seguiva la donna andando appresso al morto.


1) I discepoli sono coloro che seguono Gesù da vicino per farsi da Lui guidare e per i quali Egli è il maestro.


2) Anche la "grande folla" del verso 11 va appresso a Gesù, ma una cosa è andare appresso al Signore, un'altra è seguirlo.


3) C'è poi la "grande folla" che segue il morto. Quest'ultima folla è figura di  coloro che nel mondo non seguono il Vivente, ma seguono il "morto"; vale a dire l'andazzo di questo mondo che porta sicuramente alla rovina. Gesù stesso ebbe a dire a qualcuno; "lascia i morti seppellire i loro morti" (Luca 9: 60).


Vogliamo brevemente esaminare le prime due categorie di persone, quelle che sembrano entrambi seguire Gesù. Mentre la prima è formata da "molti dei sui discepoli", la seconda è una "grande folla" che segue Gesù. Evidentemente questa grande folla è formata da persone che in realtà non sono discepoli, ma solo persone che seguono il maestro per curiosità, magari per vederlo operare qualche miracolo, o anche per sentire i suoi discorsi, ma sono tutte persone che non seguono il Messia perché lo sentono intimamente nei loro cuori. Forse un giorno questi diventeranno discepoli, ma ora sono solo dei curiosi, sono solo persone che seguono Gesù per assistere e non per essere partecipi alla sua opera.


Anche oggi ci sono persone che seguono Gesù solo "da lontano" come assistenti e non partecipanti. I veri discepoli sono coloro che hanno una intima comunione con il Maestro, sono coloro che lo seguono da vicino e lo assistono. Che si fanno quindi discepolare, cioè modellare e guidare dal Maestro. Sono coloro che hanno fatta una vera esperienza con il Signore e sono suoi intimi. Molti di coloro che fanno pare della "grande folla" si perderanno per la strada e molti altri faranno anche loro una esperienza di salvezza diventando a loro volta veri discepoli.
Si intravede in questo passo un’altra “categoria” di persone. E questo lo vediamo dal fatto che seguono Gesù “molti dei suoi discepoli”, quindi non tutti. Significa che altri discepoli rimasero indietro. Si può essere discepoli di Gesù e perdersi per la via. Il Signore ci scansi anche da questo!


Ciro Peluso

lunedì 14 dicembre 2015


L'UNZIONE DEL SANTO

"Quanto a voi, avete ricevuto l'unzione dal Santo e tutti avete conoscenza... Ma quanto a voi, l'unzione che avete ricevuta da lui rimane in voi, e non avete bisogno dell'insegnamento di nessuno; ma siccome la sua unzione vi insegna ogni cosa ed è veritiera, e non è menzogna, rimanete in lui come essa vi ha insegnato" (1Giovanni 2: 20, 27).


  Questo passo della Scrittura ci dice che chi ha l'unzione del Santo ha conoscenza. "Voi tutti"; ma chi sono questi che hanno l'unzione di cui lo scrittore parla? Innanzi tutto vediamo a chi è indirizzata questa epistola. Da una lettura dei testi delle tre epistole di questo autore, notiamo che queste non sono indirizzate, come quelle di Paolo, a specifiche persone o chiese, ma esse sono di carattere generale, universale o, come alcuni amano dire, cattoliche. Certamente sono indirizzate a credenti nati di nuovo e quindi possiamo dire con certezza che sono dirette anche oggi a chi si ritiene un cristiano salvato per grazia. 

Lo stesso Gesù promise la venuta del Consolatore che avrebbe testimoniato di Lui (Giovanni 15:26). Il Consolatore promesso è lo Spirito della verità, lo Spirito Santo di Cui Gesù disse: "ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto" (Giovanni 14:26)  "prenderà del mio e ve lo annunzierà" (1 Giovanni 16:15) volendo evidentemente intendere quell' insegnamento di cui è detto nel passo che stiamo esaminando dal principio. La frase di Gesù "chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa" (Giovanni 16: 24b), presa nel contesto, si riferisce proprio alla richiesta dello Spirito Santo. Altrove il maestro dice: "Se voi, dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! (Luca 11:13) volendo con questo esortarci a chiedere lo Spirito Santo. 

E' quindi lo Spirito Santo Colui che ci insegna ogni cosa. Il passo di  1 Giovanni che stiamo esaminado sembrerebbe essere in contrasto con alcuni altri. Ad esempio, quando Filippo incontrò l'eunuco ministro di Candace che su un carro stava leggendo il Libro del profeta Isaia  gli domandò "capisci le cose che leggi?" e quegli rispose: "E come potrei, se nessuno mi guida?"; a quel punto Filippo gli spiegò il passo (Atti 8: 30-34). Si potrebbe obiettare: "ma l'eununco non aveva lo Spirito Santo, non aveva l'unzione del Santo, e questo è vero, ma Dio mandò il diacono Filippo per spiegargli una scrittura che stava leggendo. In un altro passo è scritto:  "Or questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così" (Atti 17:11). Qui si parla di abitanti di Berea che avevano ascoltato il messaggio degli apostoli. Anche per questi si può dire che non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo. Anche essi fecero però un cosa molto importante: esaminavano ogni giorno le Scritture per vedere se quello che dicevano gli apostoli fosse conforme ad Esse. La Bibbia ci dice di essere sottomessi e ubbidienti ai conduttori:  "Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano per le vostre anime come chi deve renderne conto, affinché facciano questo con gioia e non sospirando; perché ciò non vi sarebbe di alcuna utilità" (Ebrei 13:17). Come conciliare tutto questo con il fatto che l'unzione insegna ogni cosa? E' chiaro, ovvio e scontato che non si ha tutta la conoscenza in un solo colpo! anche la vita spirituale è fatta di crescita. Lo Spirito Santo con la sua unzione guida ognuno e parla, innanzitutto con la Bibbia, poi in vari altri modi. Gesù ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo fino a che tutti giungiamo all'unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore; ma, seguendo la verità nell'amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo (Efesini 4: 13-15). Alla luce di tutto ciò possiamo affermare che dobbiamo guardarci dal cadere in due errori. Il primo è quello di dire: "Io ho -l'unzione del santo- e non ho bisogno che nessuno mi insegni" il secondo errore è invece quello di accettare per buono tutto quello che ci viene proposto. Bisogna avere il giusto equilibrio. Accettare e seguire gli insegnamenti dei conduttori e allo stesso tempo attenerci fermamente alla Scrittura. E' chiaro che se qualcuno, fosse anche un pastore, ci venisse a dire o insegnasse qualcosa che evidentemente non è conforme alla Scrittura non lo dobbiamo accettare. Per fare questo abbiamo bisogno di crescere anche spirituamente. "Come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza" (1 Pietro 2:2). Ora, chiunque usa il latte non ha esperienza della parola di giustizia, perché è bambino;  ma il cibo solido è per gli adulti; per quelli, cioè, che per via dell'uso hanno le facoltà esercitate a discernere il bene e il male (Ebrei 5: 13-14).


Ciro Peluso